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Nel piatto, "due" riccioli amaranto
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Avete voglia di una bella pasta? Buona l'idea, che potrebbe diventare amaranto. No, non è una questione di colore (quella amaranto, bisogna dirlo, non è rossa neanche da lontano) ma proprio di ingrediente.
Già, perchè tra le paste bio e naturali, ottime alternative ai soliti spaghetti o maccheroni di grano tenero, c'è anche quella realizzata con la farina ricavata dai chicchi di quella che un tempo era considerata una pianta sacra: per i greci era simbolo di amicizia e sentimenti veri capaci di durare nel tempo; secondo la mitologia greca, le dee desideravano essere omaggiate con ghirlande di amaranto, e offrivano in cambio protezione e benevolenza. Ma soprattutto, da sempre, si mangia: i chicchi rosso cupo dell'amaranto sono stati centrali nell'alimentazione degli Atzechi e degli Inca.
Non solo: rispetto ai cereali ha un buon contenuto di lisina, un aminoacido essenziale, e poi calcio, fosforo, magnesio e ferro. Le sue fibre aiutano la digestione e chi ha problemi intestinali ed è perfetta per i bambini, anche nel periodo dello svezzamento: usato come base nelle pappe o aggiunto nei minestroni di verdura, fa bene a tutti e in modo speciale per chi è debilitato, per i convalescenti e gli anziani. In più, cosa che male non fa, è anche buona.
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