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Crescere insieme figli sani naturalmente.

Figli in tilt: perchè?

Sono diversi i fattori che contribuiscono a mandare i bambini in tilt. Attenzione ai segnali che si possono manifestare nei nostri bambini in più modi.

Sono diversi i fattori che contribuiscono a mandare i bambini in cortocircuito e che, in alcuni casi, generano pressioni forti, con conseguenze che possono anche essere pesanti.

  • Genitori fragili. I genitori sono sempre più spesso, per dirla con gli psicologi, “adultescenti”, figure che faticano a imporsi come solido punto di riferimento per i figli, pur condividendo con loro, ben più dei genitori di una volta, giochi e divertimenti come se fossero loro coetanei.
  • Multitasking e scontenti. Il resto lo fanno giornate colme d’impegni da affrontare in fretta e possibilmente bene, “meglio degli altri”: sessioni di nuoto, lezioni d’inglese o corsi di musica sono scelti e pagati profumatamente con l’intento – di per sé buono – di aprire ai piccoli mille possibilità. Ma spesso è troppo e le cose peggiorano se, fra un corso e un altro, bisogna incastrare un compito da svolgere, una lezione da ripetere, una commissione da portare a termine.
  • Esserci senza esserci. Il bombardamento di stimoli al quale le nuove tecnologie ci sottopongono non solo sovraccaricano i bambini, ma compromettono l’attenzione dei genitori: sì, magari siamo fisicamente con i nostri figli, ma la testa è altrove, presi come siamo a controllare l’ultimo Whatsapp sul cellulare o a rispondere alle e-mail.

Accorgersi dei segnali!

Attenzione, allora, a questi segnali di stress, che si possono manifestare nei nostri bambini in più modi. Cerchiamo di sintetizzare in modo efficace.

Segnali fisici: mal di testa, mal di stomaco, battito cardiaco accelerato, stanchezza;
Segnali cognitivi: difficoltà di concentrazione, preoccupazioni eccessive, pensieri irrazionali;
Segnali emotivi: ansia, nervosismo al mattino, sbalzi di umore, demotivazione, scoppi di rabbia;
Segnali comportamentali: minore livello di attività, difficoltà ad addormentarsi, comportamenti fobici o aggressivi, bulimia, scopi di pianto;
Segnali relazionali: esclusione, ritiro sociale, difficoltà con compagni e insegnanti, litigiosità familiare.

Parola d’ordine: eliminare, eliminare, eliminare! Osserviamo i nostri figli con la consapevolezza che emerge quando si presta attenzione in modo attento e puntato sul problema: con intenzione di comprendere, non con atteggiamento giudicante! Esserci è la seconda parola d’ordine: i bambini sono pronti ad affidarsi a noi adulti, se solo riusciamo ad essere per loro un punto serio di riferimento e non solo un nome fittizio.

19/2/2018

19/2/2018

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